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pagina creata da Luciano e Tullia Blandino
VIAGGIO IN ISLANDA
Notizie ricavate da Lonely Planet
Desideriamo parlare di un meraviglioso viaggio che ci ha entusiasmato. Una
coppia di carissimi amici romani, camperisti come noi, ha organizzato la vacanza
nella splendida Islanda e noi ci siamo aggregati.
Abbiamo così potuto ammirare una terra unica che offre un’incredibile varietà di
panorami spettacolari.
Ha un territorio vasto più o meno come un terzo dell’Italia, ma ha solo poco più
di 300.000 abitanti sparsi lungo la costa. E’ geologicamente giovane, (circa 17
milioni di anni) ha 22 vulcani attivi, 250 aree geotermali, 780 sorgenti calde,
il ghiacciaio più grande al mondo dopo i Poli. (grande quasi quanto l’Umbria) Si
è formata da eruzioni vulcaniche sottomarine lungo il punto di contatto della
placca nord-americana con quella euroasiatica. Queste due enormi zolle
tettoniche creano una faglia che passa lungo l’Oceano Atlantico e divide a metà
l’Islanda stessa. La sua crosta terrestre ha uno spessore di solo un terzo
rispetto a quello consueto e il magma continua a salire dalle profondità,
costringendo le due zolle ad allontanarsi. Il fenomeno è particolarmente
evidente a Pingvellir, dove la fenditura si allarga di circa 1 mm l’anno.
Dal porto di Seydisfjordur sulla costa Est abbiamo iniziato il giro in senso
antiorario. Prima tappa: Parco Nazionale del Jokulsargljufur, qui scorre il
fiume Jokulsa (lungo quasi 200 km) che ha formato un canyon di 30 km, con una
media di 100 m di profondità e 500 m di ampiezza.

Lungo il canyon ecco
la forza della natura sotto forma di cascata: la possente Dettifoss, alta 44 m
che rovescia a valle 193 m cubi di acqua al secondo.

Camminiamo per 1,5 km lungo il fiume ammirando le pareti di basalto del
canyon

e,
preannunciata dal fragore, ci appare Selfoss alta solo 11 m ma è più ampia e
pittoresca.
Ci trasferiamo poi 2 km a valle di Dettifoss e dall’alto
vediamo la cascata Hafragilsfoss alta 27 m. Dal nostro punto di
osservazione, si notano in lontananza gli spruzzi delle due cascate precedenti.

Proseguiamo nel parco nazionale e, passeggiando attraverso un bosco di betulle
nane, (un motto locale recita “se vi perdete in un bosco islandese, alzatevi in
piedi, vi troveranno subito”) arriviamo a strane formazioni basaltiche.

Durante i trasferimenti, nelle molte aree umide ai lati della strada spiccano
nell’erba centinaia di “testoline” bianche di cotone artico (erisforo).

Dormiamo a Husavik, da dove il mattino seguente salpiamo per avvistare le
balene.

Il giorno dopo visitiamo la regione vulcanica attiva di Krafla. Saliamo sul
cratere di Stora-Viti al cui interno c’è un bellissimo lago blu il cui diametro
è di 320 m.

Passeggiando nei dintorni ci affascinano i colori di questo luogo magico.

Poco distante il paesaggio è inquietante e una passerella ci guida
attraverso varie colate di lava.
Ci spostiamo in una zona color ocra con pozze di fango ribollenti, soffioni,
depositi sulfurei, sorgenti di acqua bollente.

Deviamo per una stradina e troviamo Grjotagja dove, in una fenditura, c’è una
grotta piena di acqua caldissima
e sopra di noi una lunga spaccatura.

Siamo poi saliti su un altro cratere che ha un
diametro di 1040 m ed una magnifica vista sulla zona visitata prima e sul lago Myvatn.
Visitiamo il gigantesco campo di lava
di Dimmuborgir con le sue varie forme bizzarre,, i dintorni del lago Myvatn e gli pseudocrateri nelle vicinanze
di Skutustadir.


Con un pulmann fuoristrada partecipiamo ad un’escursione nella zona centrale
dell’isola. Lasciato il pulmann, dopo un’ora e mezza a piedi, arriviamo alla
caldera dell’Askja di ben 50 kmq. Ci sono due laghi, uno molto grande che è il
più profondo d’Islanda (217 m) e l’altro di acqua calda color latte corretto con
una goccia di menta. L’usanza prevede che si faccia il bagno nudi.

Riprendiamo i nostri camper e ci avviamo ad una delle più belle cascate
dell’isola, Godafoss.

Ci dirigiamo poi a Glaumbaer, una fattoria del XVIII sec. con il tetto in torba.
E’ adibita a museo con mobili dell’’epoca.

Deviamo sulla penisola di Vatnsnes dove c’è un bizzarro faraglione alto 15 m
e una numerosa colonia di foche.

Ci fermiamo in una deliziosa cittadina di nome Grundarfjordur per la notte.

Il giorno dopo percorriamo la bellissima costa della penisola di Snaefellsnes
con spiagge nere sassose, faraglioni, scogliere, una bella chiesetta
nera,
tutta la zona è dominata dallo Snaefellsjokull, un vulcano coperto di
ghiaccio immortalato da Giulio Verne nel romanzo “Viaggio al centro della
terra”.

Percorrendo la costa Ovest, arriviamo alla capitale Reykjavik, mi diverte una
curiosità che ha attirato la mia attenzione: lo spiritoso passaggio “pedonale”
per palmipedi e lì vicino alcune oche sono indaffarate a tenere pulita la strada
dall’erba.
Ci dirigiamo alla Laguna Blu: acqua di mare super-riscaldata ricca di alghe
blu-verdi, di sali minerali e di un sottile fango di silice, è di un incredibile
colore azzurro latteo ed è incastonata in un frastagliatissimo campo di lava
nera. L’acqua è riscaldata a 38°.

Arriviamo poi a Garoskagi, un bellissimo promontorio con uno splendido faro che
domina su un campeggio gratuito, sulla vicina scogliera un altro faro diventa
protagonista della foto con tramonto.

L’indomani ci spostiamo a Geysir e assistiamo ogni 6 minuti circa al getto
d’acqua del geyser Strokkur,

intorno sorgenti più piccole e colorate, pozze ribollenti e lattiginose.

Ed eccoci alla cascata più famosa d’Islanda, Gullfoss, si getta con un doppio
salto spettacolare per 32 m.

Verso sera entriamo nel campeggio di Hella dove, con sorpresa, troviamo delle
grandi griglie con la carbonella accesa, pronte per essere utilizzate
gratuitamente dai campeggiatori.

Proseguendo lungo la costa Sud raggiungiamo la cascata Seljalandsfoss alta 60
m, ha la particolarità di avere un sentiero che passa dietro al getto.

Splendido questo roccione ricoperto dal verde brillante dell’erba e questo
fiorellino dal colore vivace.

Non molto distante troviamo la cascata Skogafoss alta 62 m.

Anche Dyrholaey è un posto molto bello, con una bellissima spiaggia nera e
imponenti formazioni rocciose sulle quali nidificano i pulcinella di mare (buffe
creaturine impacciate nel volo e ancora di più nell’atterraggio: spesso
capitombolano per terra a tutta velocità, sono socievoli e allevano anche i
piccoli rimasti orfani).
Ci fermiamo lungo la strada a osservare un campo di lava ricoperto da soffice
muschio.

L’indomani siamo nel Parco Nazionale di Skaftafell e, percorrendo un sentiero,
dopo circa un’ora e mezza di salita, troviamo la cascata Svartifoss incorniciata
da colonne di basalto nero.

Ci rimettiamo al volante e raggiungiamo Jokulsarlon, la stupenda laguna dove
galleggiano enormi iceberg.


Notiamo anche una formazione rocciosa che ci ricorda il profilo della nostra
Sacra di S: Michele vista proprio da Vaie.

Sulla riva una tenera immagine.

Mentre facciamo rifornimento di carburante, noto degli splendidi cavalli.

Deviamo in una strada secondaria e vengo attratta dagli incredibili colori delle
montagne che ci sovrastano.

Sostiamo in riva al mare per il pranzo.

Sotto la pioggia visitiamo a Stodvarfjordur un museo di minerali sistemati in un
bel giardino tra i fiori.
Percorriamo il passo più alto dell’isola (632 m) e dopo un’inquietante galleria
a senso unico di 630 m, scendiamo a Neskaupstadur, una cittadina in un fiordo
circondata da pendii ripidissimi.

Ci dirigiamo poi verso il lago Lagarfljot, percorriamo i suoi 38 km di lunghezza
e raggiungiamo un parcheggio da dove parte il sentiero che porta (dopo 2 ore di
salita) alla cascata più alta dell’isola, Hengifoss di 120 m. Riusciamo a
vederla quasi subito anche dal basso.

A metà strada c’è la cascata Litlanesfoss circondata da spettacolari
colonne di basalto.

Dopo aver percorso 2758 km, siamo giunti purtroppo alla fine del viaggio in
Islanda, ma ci aspetta ancora la visita di 3 giorni alle isole Faroer. (compresa
nel biglietto del traghetto)
Siamo super convinti che non esiste solo il mal d’Africa, ma anche il mal
d’Islanda ed è per questo che ci siamo ripromessi di tornarci perché ci sono
ancora alcune meraviglie della natura che, per questione di tempo, non abbiamo
ancora visto.
ISOLE FAEROER
Le isole Faeroer sono 18, di cui 17 abitate, si trovano a circa metà strada tra
Danimarca e Islanda.

Noi ne abbiamo visitate 6, cioè quelle collegate da ponti o tunnel sottomarini.
Abbiamo percorso 430 km tra Streymoy, Eysturoy, Bordoy, Kunoy, Vidoy, Vagar.
Siamo sbarcati nella capitale Torshavn, situata nell’isola più grande Streymoy,
alle 5,30 del mattino e questo mi ha consentito di fotografare una splendida
alba.

Su tutte le isole c’è un susseguirsi di panorami mozzafiato e paesini con case
coloratissime,




villaggi con tetti in torba,

simpatica curiosità questi due personaggi fatti con pietre verniciate.

E’ stato un caso passare proprio mentre il sole si rifletteva sulle finestre
di quell’edificio.

Una sera capitiamo a Kunoy, sull’isola omonima, e troviamo parcheggio nella
minuscola piazzetta sotto la chiesa, a picco sul mare. Magnifico!!!

E dopo cena uno spettacolare tramonto.

Tornati sull’isola di Streymoy, ci siamo diretti a Saksun, un vecchio villaggio
con i tetti in torba adibito a museo con mobili dell’epoca.


Il villaggio si affaccia su una baia dove, in quel momento c’è la bassa
marea. (il giorno seguente l'avremmo vista dal mare).

Siamo poi andati al porto di Vestmanna.

Abbiamo prenotato l’escursione alle scogliere per la mattina successiva.

Siamo arrivati fino alla baia vista il giorno prima.

Purtroppo è giunta la fine della vacanza, ci dirigiamo perciò al porto di
Torshavn per l’imbarco.

Sulla nave faccio ancora due foto ricordo.

Foto e testi di Luciano e Tullia
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