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pagina a cura di Tonda Adriano

STORIA DELLA VAL DI SUSA

   Secondo gli studiosi moderni, che fondano le loro conclusioni  sui dati  della tradizione letteraria antica, che risulta confermata dalla toponomastica e da alcune forme dialettali conservate nelle nostre parlate valligiane, i primi abitatori delle nostre valli furono i Liguri anche se non si possono a priori escludere altri gruppi etnici, come gli Umbri, Taurini, Etruschi, o etnie ignote.

        Le testimonianze della presenza umana, esistenti in valle, secondo la conoscenza attuale, risalgono a 6000 anni fa.

Il primo sito scoperto, di questo periodo, è il “Riparo Rumiano di Vaie”, così chiamato in onore del dott Biagio Rumiano,  farmacista di Villarfocchiardo, il cui primo ritrovamento risale al 1899.

Questo, è posto in località “la Pradera”, nella cava di gneiss dei fratelli Pent, ove furono trovati diversi manufatti litici.

Il fatto viene raccontato dal dott.G. Piolti: “durante i lavori alcuni operai rinvennero alcune accette che vennero vendute da costoro a parecchie persone; inoltre  ne vidi in mano a ragazzi, che  se ne servivano come trastulli”.

Venuto a conoscenza dei ritrovamenti, il Pent, archeologo impegnato nell’Ufficio Regionale dei Monumenti di Piemonte e Liguria.  

Dell’epoca si conoscono sedici manufatti litici così suddivisi: n° 7 asce, n° 7 frammenti d’ascia e n° 2 scalpelli.    

         Questo sito abitato fin dal neolitico è stato, presumibilmente, utilizzato con continuità fin verso il periodo protostorico e romano, stando alle ceramiche rinvenute in loco.

Probabile, comunque, che la presenza umana abbia avuto seguito e si sia solo spostata di poco a monte, sul piccolo pianoro, chiamato dalla toponomastica locale: ”la Bajtë”, stando alla tradizione orale tramandataci e dalla testimonianza delle parti murarie antiche ivi rimaste.

Da queste memorie, siamo a conoscenza che, in seguito,  vi è stata una attività agricola gestita da conversi legati all’Abbazia della Sacra di San Michele della Chiusa, poi una locanda e da un atto notarile, apprendiamo l’esistenza di una abitazione: “la Grangia (dei) Castello”, probabilmente i resti di muratura prima  menzionati.

Inoltre, ci trasmette che, vi fu posto un accampamento militare francese durante la battaglia di Rivoli (1797 ? ).  

Un secondo sito dell’epoca, in località la Maddalena di Chiomonte, é stato scoperto  nel 1984 durante lo studio per l’esecuzione del tracciato autostradale del Frejus, anche se  l’area era da tempo oggetto di interessi archeologici (Cappello 1940-1950) e nel 1986, alcune operazioni esplorative confermavano l’importanza del luogo.

Lo scavo, sotto l’egida della Soprintendenza in collaborazione con la SITAF,  operato da una equipe scientifica ha dato risultati sorprendenti. I primi reperti risalenti al tardo neolitico, hanno evidenziato che la comunità si era organizzata sotto enormi massi a riparo con una piccola necropoli a ciste di lastre. I reperti lapidei, ceramici ed ossei rinvenuti mettevano in luce una vita di una comunità ben strutturata. Le tracce di presenza umana  continuano quasi senza interruzioni fin verso il 350 a.C. Non mancano comunque  tracce successive, fino al pieno medioevo. TORNA SU

Altre località con testimonianze umane, di epoche successive, si trovano lungo il corso della Dora.

Nella zona di Gandoglio, nei pressi di San Valeriano di Borgone, un abitato che ha avuto l’inizio nel neolitico.

I ritrovamenti di Foresto (Bussoleno) e della caverna dell’Orrido di Chianocco, risalenti al Calcolitico, 3° millennio a.C.

Una punta di lancia rinvenuta presso il Rifugio Cà d’Asti, sulle pendici del Rocciamelone, la fa ritenere  una deposizione votiva risalente all’età del bronzo media e finale, circa 1500 e 900 a.C. Della stessa epoca si ritengono alcune incisioni rupestri poste lungo i sentieri della stessa montagna; ambedue, sul territorio di Mompantero

Al Villarfocchiardo, in località  la Cara do Ciat, di epoca medio-tarda età del bronzo / primo ferro ,  tra il XIV e XIII sec. a.C.

La torbiera di Trana ci restituisce un’ascia in bronzo risalente all’antica età del bronzo, 1800-1700 a.C., una spada e uno spillone, ambedue dello stesso metallo, della media-tarda età del bronzo (1400-1200 a.C.)

Del bronzo finale, (1200 a.C. circa) risalgono i siti di Villardora, nei pressi della Cappella dedicata a San Pancrazio e delle tracce dell’abitato posto nel così detto “Lago Superiore” di Caselette.

Più tardo, seconda metà del I millennio a.C., il piccolo villaggio posto sulla sommità della rupe dei “Tre Piloni” presso la Cascina Parisio di Susa.

Non si hanno certezze sull’epoca del villaggio palustre, rinvenuto nella torbiera di Novaretto, Caprie, durante l’estrazione della torba.  Altri manufatti litici, rinvenuti isolati, provengono delle località di Ulzio, Salbertrand, Mattie, Susa, Novalesa, Mocchie, Almese , Cesana.

 Un popolo di origine indoeuropea, si diffuse nella Gallia, nella Britannia e nell’Italia del Nord, e appare col nome dei Celti nei testi solo dal VI secolo a.C.

L’invasione nel territorio valsusino, di questa popolazione proveniente dal Nord avvenne, secondo alcuni, nel IV sec. a.C,  nel 530, con i galli di Belloveso, che si sovrapposero alla civiltà presente non distruggendola ma sottomettendola e fondendosi con essa..

Secondo un racconto di Livio, a una tribù di questo gruppo etnico: i Biturgi, il cui sovrano era Ambigatus, fu data in sorte la conquista di questo territorio  ad un nipote del re, Bellovesus, poiché nelle loro terre vi era una sovrappopolazione.

 Il primo condottiero di un esercito che attraversò il territorio e che a quanto risulta non occupò il territorio, ma forse aiutato nell’impresa dalle varie tribù locali , è Annibale nel 218 a.C., che attraversò le Alpi con quasi 30.000 uomini per conquistare Roma. Naturalmente non tutta la milizia armata valicò le montagne nello stesso passo. Uno spunto di Tito Livio: “Annibale, ai soldati di fermarsi e mostrò loro l’Italia e la pianura intorno al Péo ai piedi della catena alpina, dicendo che, quando avessero attraversato le Alpi, avrebbero allora oltrepassato non solo le mura d’Italia, ma quelle della stessa città di Roma”, ha fatto ritenere che uno di questi valichi fosse il Monginevro, basandosi anche su un passo di Polibio (206-128 a.C) che lo identifica come uno dei quattro passi valicabili presso le Alpi presso Torino: “Taurinos, quo Annibal usus”. Per altri, invece, è la Savine-Coche tramite il Colle Clapier con discesa lungo il vallone della Clarea, quello usato dal generale cartaginese.  TORNA SU

Il transito di altri eserciti lungo il territorio, ci porta al periodo romano. Costoro, inizialmente,  lo utilizzarono solo per l’attraversamento dei passi alpini e recarsi nelle Gallie poiché, all’epoca, non erano interessati alla sottomissione di una regione  povera di materie prime. I primi incontri delle popolazioni locali con questa cultura, si presume  avvennero con il transito di M. Fulvio Flacco diretto nel 125 a.C. a combattere i Salluri della Provenza; di Pompeo, inviato in Spagna nel 77 a.C., contro Sertorio. Certo è quello di Giulio Cesare, nel 58 a.C., all’inizio delle campagne per la conquista delle Gallie, come descritto ne il De Bello Gallico, (I - 10,3): …; ne trae fuori dagli accampamenti altre tre (legioni) che svernano  intorno ad Aquilea e per la via più breve che c’era attraverso le Alpi per la Gallia ulteriore, si mette in marcia con queste cinque legioni. Quivi i Ceutroni, i Graioceli, e i Laturigi, occupate le alture, tentarono di sbarrare il passo all’esercito; ma egli, battuti in vari scontri, da Ocelo, che è l’ultima <città> della provincia citeriore, giunge il settimo giorno nella terra dei Voconzi, nella provincia ulteriore. All’epoca regnava sulle popolazioni locali, un complesso di comunità alpine debolmente collegate tra loro e segnate da un livello piuttosto basso di aggregazione: Donno.

Nel 13 a.C. (alcuni lo anticipano al 27 a.C.), le popolazioni locali, con a capo il figlio di Donno: Cozio I°, stipulano un accordo, il foedus, con Cesare Ottaviano Augusto, per suggellare l’incontro. A ricordare l’evento, la testimonianza dell’Arco di Augusto a Susa, eretto tra l’8 e il 9 d.C. Sotto l’Impero Romano, dopo il 13 a.C. al 12-13 d.C., Cozio I° perderà il titolo di Rex e diventerà: Praefectus.  Seguiranno nella dinastia C. Iulius Donnus II,  Praefectus, (13-44 d.C. circa) e M. Iulius Cottius II, Rex, (44-63 d.C.).        

         Di questo periodo conosciamo il nome di alcune località: Ad Fines (presso la casina Malano della Frazione Drubiaglio di Avigliana), Ocelum (Zona Caprie-Novaretto?),  ADXII  ( S.Didero-Bruzolo-S.Giorio), Segugio (Susa), Excingomagus (Exilles), Ad Martis (Ulzio), Goesao (Cesana), Mons Matrona (Monginevro).         

Nel 312 d.C., Costantino incendia Susa, poiché alleata con Massenzio. Ricordiamo con quell’evento, il famoso sigum le cui fonti principali sono date da i Panegiristi, Eusebio e Lattanzio, in sintesi, così racontano: mentre l’armata di Costantino era in marcia verso l’Italia, in pieno giorno, verso Oriente, apparve nel cielo una croce luminosa con la scritta Hoc signo Victor eris. La notte seguente Cristo sarebbe apparso a Costantino e gli avrebbe ingiunto di far mettere sul vessillo dell’esercito il monogramma cristiano X e P . Alcuni affermano che il signum sia apparso in Alta Valle di Susa, altri in Gallia. Una leggenda lo pone apparso sopra il Musiné, e al cui ricordo fu posta una croce. TORNA SU

Nel V secolo la Valsusa diventa via di passaggio alle grandi invasioni barbariche. 

Nel 574, Gontrano, re di Borgogna, porta i confini Franchi alle Chiuse.  

Nel 726, il patrizio Abbone, governatore delle Valli di Susa e della Moriana, fonda l’abbazia benedettina della Novalesa. Dei Santi Pietro e Andrea. Prima di intraprendere la costruzione, Abbone era ricorso al consiglio di numerosi vescovi, abati e altri uomini di governo anche laici. Tra tutti spicca il nome di Walcuno, che fu pure il primo architetto che la storia dell’arte sacra valsusina ricordi. Progettò e diresse la costruzione del complesso monastico e il primo abate, di nome Godone, fu nominato per sua volontà. Se la fondazione di nuove congregazioni monastiche rispondeva ad indubbi principi religiosi, non va dimenticato che nel medioevo la Chiesa era prima di tutto una potenza politica, alla quale dovevano far capo tutte le potestà laiche. E' certo, infatti, che la creazione di una congregazione religiosa sul confine meridionale del regno franco rispondeva ad una esigenza politica di primaria importanza. 

I Longobardi, nel frattempo, minacciavano con il loro espansionismo gli interessi della Chiesa così, nel 773, chiamato da Papa Adriano I Carlomagno, Imperatore Franco, scende in Italia soggiorna alla Novalesa prima di intraprendere la spedizione contro Desiderio, re dei Longobardi. Apprendiamo dal Cronicum Novalicense, libro III-9, il re Desiderio avendo udito che Carlo Magno stava marciando contro di lui e poiché non aveva che un piccolo esercito, decise che: “tutte le valli e gli ingressi per cui dalla Gallia si può passare in Italia si sbarrino con pietre e calce da un monte all’altro..Così egli fece. Infatti fino ad oggi si notano le fondamenta dei muri che vanno dal monte Porcariano fino al villaggio di nome Cabrio. Nella nostra Valle, probabilmente, furono erette tra la Chiusa di S. Michele e la parte pedemontana postra tra i Comuni di Caprie e Condove, (nei pressi “do Castlass”?, il Castello Abbaziale, posto tra le due comunità) ma col compito si difensivo ma anche, di controllo per chi entrava e usciva dal regno; in seguito ebbe anche funzioni fiscali. Probabilmente non furono vere e proprie mura ma una successione di torri e sbarramenti poiché, ricordiamoci, la zona era paludosa e attraversata dalla Dora. Sempre  il Cronicum, nel Libro III n° 10-11-12-13-14, riferisce  che i Franchi non riuscivano ad avere il sopravvento sui Longobardi, ma che un giullare gli insegnò il cammino e, tramite sentieri sconosciuti, condusse l’esercito lungo la cresta di un monte e così si aggirò lo sbarramento, arrivando ad un Villaggio il cui nome era Gavensis (Giaveno). A quanto si presume, l’itinerario usato, è quello lungo i monti posti tra i comuni di Villarfocchiardo, S.Antonino e Vaie.TORNA SU

Desiderio, fu sconfitto a Pavia nel 774.

Dopo la fine dell’impero Carolingio, seconda metà dell’ 800, nel 899, arrivarono dalle Alpi Orientali gli Ungari che si sfogarono in devastazioni e saccheggi.

Nella Valle furono però i Saraceni a procurare le maggiori incursioni e saccheggi, lasciando il territorio un deserto, completamente da ripopolare e da far rifiorire. Ricordiamo l’invasione del 906 al monastero della Novalesa e nel 921 al Moncenisio.

Nel 951 Arduino III, detto il Glabro, nonostante enormi difficoltà, scaccia i Saraceni, si insedia ad Avigliana e inizia l’opera di ricostruzione. In una famosa pagina del Glabro, celebre cronista di quel tempo, si legge: “ l’anno terzo dopo il mille avvenne che, in tutto il mono, ma particolarmente in Italia e nelle Gallie, si incominciassero a rinnovare le chiese, sebbene molte, per essere ancora in buone condizioni, non avessero affatto  bisogno di restauri. Fu  come una gara tra un popolo e l’altro; si sarebbe detto che il mondo, scuotendosi di dosso i vecchi panni, tutto si rivestisse di un candido manto di chiese. Quasi tutte le cattedrali, un gran numero di chiese monastiche  e fin di cappelle di villaggi furono allora restaurate dai fedeli” 

Inizia l’epoca dei Grandi Monasteri  Valsusini con gli eremiti del Carpasio (966); la Sacra di San Michele (983-999?); la restaurazione Novalicense (1000?);  l’Abbazia di San Giusto a Susa (1027-29); la Prevostura di Oulx (1042); la Losa (1189) primo nucleo dei Certosini.  

Gli Ardoinidi, del ceppo Anscarico, con Ardoino, e i suoi successori, il marchese di Torino Olderico Manfredi ampliano i domini di famiglia e, per questo motivo, l’Imperatore Corrado II preoccupato dell’espansione, collocò a Torino un suo uomo di fiducia, Ermanno di Svevia, facendogli sposare Adelaide la figlia di Manfredi subito dopo la morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1035. Scomparso Ermanno, Adelaide sposò Enrico della Casa Aleramica. Morto anche questi, a Torino, il nuovo imperatore Enrico III diede alla vedova un terzo marito: Oddone di Savoia, il più giovane figlio di Umberto Biancamano, che morì verso il 1059. Così nacque il dominio dei Savoia.

Adelaide, nata nel 1020, muore il 19 dicembre 1091, forse nel castello di Chianoc: Chianocco; per altri a Canischio presso Courgnè. Per trent’anni governò per i figli e poi per i nipoti.

Nell’epoca di Adelaide, forse per le lotte alla successione, l’Alta Valle di Susa, a iniziare dai confini comunali di Gravere e Giaglione con Chiomonte, verso il Monginevro , diventano parte del dominio dei Conti D’Albon. 

Il 1168, vede l’imperatore Federico Barbarossa, vinto dalla Lega Lombarda e in procinto di valicare le Alpi al Moncenisio, viene cacciato dai cittadini di Susa. 

1174,  l’Imperatore Federico Barbarossa, torna in Italia a vendicare l’onta e incendia Susa, risparmiandone solo le chiese, i monasteri e il castello. TORNA SU

1279, nascono le libertà comunali in Valsusa., a iniziare dal priore della Novalesa, che chiede l’autorizzazione all’abate di Breme,  di concedere un lunga serie di franchigie alle comunità di Venaus e Novalesa. Quattro mesi dopo la concessione alle due collettività, anche l’abate della Sacra concede le prime franchigie ai suoi sudditi (11 dicembre) dopo  le richieste di  S.Ambrogio e Giaveno anche, perché, costretto a venire a patti dopo una clamorosa rivolta di  quest’ultima comunità. Purtroppo all’indebolimento del dominio abbaziale, corrispone l’ascesa in potenza e prepotenza di alcune famiglie della Valle. Già nel 1279, i Bertrandi,signori di Bruzolo dal 1227, in conflitto con l’abate dell Sacra, compiono scorrerie a S.Antonino e ne catturano, forse in ostaggio.

1343, le prime libertà comunali in Alta Valle. Il popolo si ribella contro le angherie degli ufficiali preposti alle tasse. I Signori di Bardonecchia che condividono in parte il dominio delle terre, sono costretti ad un politica difficile. Le comunità di Beaulard, Rochemolles e Bardonecchia, raggiungono il riconoscimento delle libertà e poi dal Delfino tra il 1330 e il 1336. 

1349, l’annessione del Delfinato al regno di Francia, dopo che al Delfino Umberto II si ritira in convento in seguito a delusioni e dolori famigliari. 

1487-1501, periodo delle Guerre di Religione e di Predominio. La Valle diventa una terra di passaggio delle truppe che la dissangueranno con saccheggi, incessanti richieste di contributi, estorsioni, ecc. C’è chi vuole che la leggenda della “Bell’Alda” sia appunto un riflesso di questo periodo. Infine , tutte queste soldatesche ci lasceranno, qual compenso, il regalo delle pestilenze. Ciò ch’è di più triste, è che queste disgrazie si protrarranno, ad intervalli, fino alle guerre napoleoniche (inizio sec XIX). 

1610, Enrico IV, re di Francia, e Carlo Emanuele I, duca di Savoia stipulano i Trattati di Bruzolo, che varranno firmati il giorno mercoledì 21 aprile. Enrico IV, trattenuto a Parigi dai grossi preparativi dell’imminente azione a livello europeo, si farà rappresentare all’incontro con delega di poteri e di firma, dal Governatore del Delfinato, testè elevato a rango di Maresciallo di Francia: Francesco De Lesdiguières. Per il Piemonte sarà presente al convegno e personalmente stipulante Carlo Emauele I. Gli accordi, si svolgeranno nel castello di questa località della Valle di Susa, tra il 22 e 25 aprile. Un progetto per l’unificazione e l’indipendenza dell’Italia. La tragica morte di Enrico IV, assassinato a Parigi a meno di un mese dopo la firma, sconvolse i piani di Carlo Emanuele I. Il suo sogno si realizzerà 260 anni dopo. 

1713, col Trattato di Utrecht, l’Alta Valle  viene staccata dal Delfinato e unita politicamente al Piemonte. Regnava Vittorio Amedeo II, primo re sabaudo. TORNA SU

1747 la Battaglia dell’Assietta. Dopo  la vittoriosa campagna del 1746 che aveva permesso l’occupazione della Fiandra, luigi XV decise per il 1747 l’invasione dell’Olanda e del Piemonte. Una parte dell’esercito franco-spagnolo attraverso la Riviera di ponente, occopò Nizza e Montalbano arrivando fino a San Remo. Contemporaneamente altri battaglioni comandati dal Cavaliere di Bellisle erano incaricati di scendere in Piemonte dal Delfinato. Il centro di radunata delle sue forze, era Briançon. La valle era difesa dalle grandi fortezze della Brunetta e di Exilles; mentre quella di Finestrelle, proteggeva la Valle Chisone. La difesa dei valichi fu affidata a 14 battaglioni comandati dal conte di Bricherasio posti sul contrafforte dell’Assietta. Il Bellisle il 19 attaccò  su l’Assietta e sul Seren. La battaglia durò tutto il giorno: gli assalitori si ritirarono dopo aver perso 6000 uomini, 400 ufficiali ed il comandante Bellisle. 

1772, erezione della Diocesi di Susa con Bolla “Quod Nobis” del 3 agosto, del Papa Clemente XIV, componendone il territorio con le parrocchie costituenti le Abbazie Nullis di  S. Giusto (che aveva già incorporato la plebania di S.Maria Maggiore, soppressa nel 1748, con le rispettive parrocchie dipendenti dalla sua giurisdizione), della Sacra di S.Michele, di Novalesa e, nel 1794, con la morte del primo vescovo di Pinerolo, Mons. Giovanni Battista D’Orlié, della ex Prevostura di Oulx.  

1778, ingresso in diocesi del I Vescovo di Susa: Giuseppe Francesco Maria Ferrarsi dei Conti di Genola. Nato a Torino nel 1745, morì a Susa a soli 55 anni il 20 novembre 1800. Fu nominato Vescovo il 20 luglio 1778 a soli 33 anni. Alla sua morte, a causa degli sconvolgimenti politici del tempo e determinati dalla Rivoluzione Francese e dall’ Impero Napoleonico, la diocesi venne soppressa nel 1803 ed aggregata a Torino.Venne ricostruita da Pio VII nel 1817. 

1786, con l’inizio della Rivoluzione Francese, anche la valle  vede passare i primi nobili che fuggono a Torino presso la corte sabauda. Col presagio di pericolo, Vittorio Amedeo III, prepara una lista di uomini atti alle armi e costituisce il Reggimento Provinciale di Susa. 

1792, i Francesi invadono la Savoia, guidati dal generale Montesquiou. 

1794, i Francesi, dopo i combattimenti con le truppe piemontesi, protrattisi già dal corso del ’93, riescono a sfondare le linee nemiche nel settore del Monginevro e occupano Bardonecchia, Oulx e i paesi vicini, ma non riescono a superare il forte di Exilles, e il Colle del Moncenisio. Le lotte riprendono, comunque, nella primavera del ’95, ma senza esito.  

1796, 26 aprile, l’Armistizio di Cherasco, apre la Valle ai Francesi, Le truppe repubblicane hanno libero transito, ma quasi ovunque sono accolte con diffidenza. Col Trattato di Parigi, 15 maggio, viene imposto lo smantellamento dei forti piemontesi; tra questi quello della Brunetta e di Exilles. 

1797, una grave carestia affligge le campagne piemontesi. Nel mese di luglio i contadini ridotti alla fame insorgono in molti paesi. A Giaveno si registra una violenta sommossa, mentre tra Avigliana e Rivoli avvengono alcuni casi di brigantaggio.  

1797, Napoleone nel suo viaggio di ritorno da Milano verso Parigi, dopo la battaglia di Marengo, prende conoscenza del Moncenisio rendendosi conto delle orribili condizioni i cui era ridotta la strada da Torino a Chamberì. TORNA SU

1798, il conte Vivalda di Foresto, fervente giacobino, prima abbandona le truppe piemontesi per passare in Francia col generale Puget arruolandosi nell’esercito della Repubblica Cisalpina. Rientrato a Susa nell’inverno del ‘98, chede l’onore di alzare l’Albero della Libertà  di fronte alla sua abitazione in Susa ed altri due di fronte ad altrettante case di campagna. 

1799,  la Valle di Susa, e   il resto del Piemonte, sono annessi alla Francia. Nel mese d’aprile, attraversa la Valle, l’ottantenne Papa Pio VI. Febbricitante e ammalato, viene condotto prigioniero di Napoleone in Francia, a Valence, dove muore lo stesso anno, al 29 agosto. 

1800, Napoleone ripassato sul Moncenisio e riesaminato accuratamente il problema, ordina la costruzione di una grande strada. Al 22 maggio i Francesi valicano il Monginevro e attaccano i trinceramenti di Gravere; posizione molto importate dopo che il forte di Exilles è stato smantellato. I transalpini riescono a superare le difese, e al mattino seguente giungono a Susa. In contemporanea, una seconda  e minore colonna  scende dal Moncenisio. Sulla Brunetta i piemontesi e austriaci, appostati nei ruderi, respingono l’attacco di questa formazione che intanto si era divisa in due schiere; l’una discesa da Giaglione e l’altra lungo la Valle Cenischia.  Intanto i soldati vincitori a Gravere, attraversata la Dora, non senza incontrare una forte resistenza, affrontano al rovescio i difensori della Brunetta obbligandoli alla resa. 

1801, con un decreto datato 20 febbraio, stabiliva il tracciato che da Lanslebourg  e attraverso il Colle, lambiva il fianco della Punta Mulattiera, toccava Bar Cenisio e Guaglione per scendere fino all’abitato di Susa.  

1802, stesura del progetto appalti per i lavori per la più parte. 

1803, nel mese di luglio, si danno inizio ai lavori. Piemontesi le imprese.

1804, nel mese di novembre, passa  Papa Pio VII, diretto a Parigi per l’incoronazione di Napoleone. 

1809, la strada viene aperta alla circolazione, partendo dai 1400 m. di Lanslebourg, toccando ai 2080 il Colle del Moncenisio, scendendo ai 500 m. di Susa.
        Prima dell’apertura, Napoleone transitò svariate volte sia per controllare i lavori che per recarsi in Italia. In uno di questi viaggi, nell’aprile del 1805, nel recarsi a Milano, con l’Imperatrice Giuseppina, incappò in una tormenta che così bloccò sul valico il corteo imperiale. Alloggiano all’Albergo del Cenisio. Napoleone uscendo dalla sala da pranzo, visto il capocuoco, si ferma e gli rivolge una domanda: che cosa si dicesse lassù dell’Imperatore, poiché incomincia passare molta gente. E il capocuoco: “  Oh… di bene, sene dice molto; ma molto, anche, di male. Da ogni parte si deplorano gli spaventosi sacrifici delle guerre”  Al che l’Imperatore: “Già… Ma tu, che sei cuoco, sai benissimo che non si può fare una frittata senza rompere le uova” E di rimando, il capocuoco: “Anche questo è vero, Maestà, ma la gente si domanda se siano necessarie…. tante frittate”. TORNA SU

1814, ritorna la Restaurazione dello Stato Sabaudo con Re Vittorio Emanuele, a causa dell’abdicazione dell’Imperatore Napoleone, avvenuta a Fontainebleau il 6 aprile. 

1839. Era da tempo uno studio del governo Piemontese trovare una soluzione per collegare Roma e Parigi con una ferrovia. Così al 30 agosto, un cittadino di Bardonecchia; Francesco Medail, aveva fatto pervenire al Re Carlo Alberto un progetto  per questo collegamento tramite la perforazioni del crinale alpino, nella zona del Frejus. 

1854, Inaugurazione della Ferrovia Torino-Susa.

1864, accordo tra la Francia e il Piemonte per rilasciare la concessione alla Società Inglese Brassey and C:O, per la costruzione di una ferrovia denominata “Fell”, che collegasse Susa a San Michele di Moriana,  a fianco della nuova strada del Moncenisio. La concessione era subordinata al vincolo di cessare l’esercizio al giorno in cui si fosse realizzato un viaggio regolare fra Parigi e Roma, senza trasbordo. 

1867, inizio della costruzione della ferrovia tra Bussoleno e Modane

1868, apertura degli ottanta Km. della Ferrovia Fell da San Michele della Moriana a Susa. 

1870, al 25 dicembre cade l’ultimo diaframma della Galleria del Frejus

1871, 17 settembre inaugurazione ufficiale della Galleria del Frejus. TORNA SU

         Al 16 ottobre  è felicemente  transitato, per il Traforo del Frejus, il primo treno con carrozze Roma-Parigi.

         1° novembre  si è spento l’ultimo richiamo della campanella, che per anni aveva annunziato il passaggio della Ferrovia Fell. La società che la gestiva aveva proposto, il 30 gennaio 1884, a Roma, al Consiglio superiore dei Lavori Pubblici,  di utilizzare questa ferrovia a collegare Oulx a Briançon, via Monginevro. Il progetto venne approvato a Rona il 18 ottobre 1884, ma bloccato a Parigi.

Bibliografia: Rivista Segusium: n° 2 speciale su Bruzolo (Marroncini Federico);  n° 7 la Valle di Susa durante la Rivoluzione Francese (Ruggiero Michele);  n° 9 convegno su: Le vie di comunicazione in Valle di Susa ( Bonnet-Coletto Maria Grazia);  n° 10 Novalesa e la sua Abbazia (Blandino Clemente); n° 20 nuove ricerche sui neolitici di Vayes (Doro Augusto); n° 21 gli scavi di San Pancrazio a Villardora (Bertone Aureliano); n° 27 Antichi itinerari nell’Alta Valle di Susa (Capello Carlo Felice); - Bicentenario della Diocesi di Susa 1772-1972 , storia arte attualità (Natalino Bartolomasi, Severino Savi, Fedele Villa);  La Cattedrale di San Giusto e le chiese romaniche della Diocesi di Susa (Severino Savi);  La Valsusa Antica, Volume I e II ( Natalino Bartolomasi); Cronaca  di Novalesa (Gian Carlo Alessio); I Tempi di Cozio ( Dario Vota); Caselette, cap. Caselette antica  tra preistoria e età romana (Dario Vota); Vescovi e Sacerdoti nella storia della Diocesi di Susa (Silvio Bertolo- Pier Giorgio Pieruz); I Savoia (Francesco Cognasso); Il Grande Valico (Leonardo Carandini); Storia d’Italia (Indro Montanelli); Giulio Cesare, il De Bello Gallico (ediz. Bompiani); La Battaglia dell’Assietta (Emilio Faldella); La Maddalena di Chiomonte, 6000 anni di storia sulle Alpi Occidentali (Aureliano Bertone e Luigi Fozzati).; Archeologia. Una risorsa per la Valle di Susa ( Atti della giornata di studi-Susa 30 novembre 2001); I Celti ediz. Bompiani  -Palazzo Grassis Venezia- 24III – 8 XII 1991 (Guido Achille Mansuelli).

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La proprietà di testi e immagini è indicata di caso in caso. Realizzazione a cura degli allievi del Corso Multimediale del CTP per l'anno 2007/2008.
Data ultima pubblicazione: aprile 2008