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Una stranezza tra le stranezze.Sulle pendici scoscese della parte alta dell’orrido di Chianocco vive il Leccio.
L’interesse verso la presenza di questo albero sempreverde,che ricorda la
quercia da sughero,non è tanto rivolta alle sue dimensioni o caratteristiche
estetiche,ma alla sua stessa presenza in una zona così lontana dal suo habitat
abituale.Il Leccio,infatti,appartiene al gruppo delle querce,e in zone
mediterranee costituisce fitti boschi di alberi grandi fino a 25/28 m. di
altezza. A Chianocco, invece si trovano alberelli isolati di dimensioni modeste (
3/5m di altezza) ma risulta ancora poco chiaro come possa essersi insediato su
questo territorio,e come possa sopportare
Si è ipotizzato che il leccio sia un relitto dell’epoca glaciale che abbia trovato rifugio su questo versante particolarmente esposto. Questo spiegherebbe la presenza a sei settecento metri di quota di un albero tipico delle calde coste mediterranee che à comunque saputo sviluppare una grande capacità di sfruttare appieno il microclima dell’orrido fortemente condizionato dalle rocce sottostanti ed il sottilissimo strato di terra su cui si radica. Altra ipotesi è quella secondo il quale il Leccio sarebbe stato reintrodotto in tempi successivi in condizioni non ancora identificate,ma che comunque quest’albero abbia saputo adattare le proprie esigenze vitale in un ambiente pedoclimatico particolarissimo. Inoltre è curioso ricordare come in alcune borgate il Leccio viene anticamente denominato “ramouliva”probabilmente conseguentemente al suo uso in sostituzione dell’ulivo nella Domenica delle Palme, viste le sue caratteristiche di rarità, dunque di pregio,e di essere sempreverde. Informazioni tratte da "PiemonteParchi"
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