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In questa sezione presentiamo alcuni prodotti e sagre tipici della valle:

IL CANESTRELLO DI VAIE a cura di Circhirillo Silvana
LA SAGRA DEL MARRONE DI VILLAR FOCCHIARDO E SAN GIORIO a cura di Pent Dolores e Amariti Sofia
I VINI DELLA VAL DI SUSA a cura di Magliola Claudio e Garrone Luciana

IL CANESTRELLO DI VAIE

Vaie: Comune della Valsusa ,geograficamente situato in bassa Valle.

Il paese negli ultimi anni ha avuto un incremento della popolazione, sfiorando quasi i 1500 abitanti. Anticamente il suo nome  era "Vayes", fu modificato nel 1937 per volontà del regime fascista, poichè ritenuto un nome troppo esotico.
Il suo centro storico ben conservato è sede della sagra del
Canestrello.
"La sagra del Canestrello" e l'annesso concorso del Canestrello d'oro, si svolge il 2° fine settimana di maggio, in concomitanza  del santo patrono S. Pancrazio.
La prima edizione della sagra risale al 1998, nel 2002 è stata inserita nel cartello del "
Gustovalsusa" che racchiude tutte le rassegne enogastronomiche dei prodotti tipici del territorio.

Lungo le strade del centro, per tutta la giornata, viene ospitata la mostra mercato di prodotti dell'artigianato e  a migliaia di visitatori verranno fatti degustare i famosi canestrelli dell'antica ricetta Vaiense , fatti con i tradizionali ferri a tenaglia.
Il nome Canestrello deriva probabilmente dai tipici recipienti in vimini intrecciati   (canestri), gli ingredienti di questi ottimi biscotti sono: uova, zucchero, burro, farina, scorza di limone, vino bianco, vanillina e lievito, ma dosi e procedimento dell'antica ricetta sono gelosamente conservati...
La giornata si concluderà con le premiazioni del vincitore del concorso "Canestrello d' oro".
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  Ma Vaie, gode di un'altro vanto, nientemeno che della sua Acqua.
Le sue caratteristiche di leggerezza, purezza e salubrità è data dalla sua accertata analisi da cui risulta un  bassissimo contenuto di soluti minerali ed è perciò che può essere classificata
acqua oligominerale.

Il comune, nel 2001, ha affidato lo studio ad un geologo, che analizzate 35 sorgenti montane della zona, ne individua una graduatoria (contenente differenze minime) in cui risultano più leggere le sorgenti d'alta quota, a seguito quelle intermedie e infine le pedemontane. Si segnala naturalmente il valore zero dei parametri chimici inquinanti.

Inoltre possiamo dire che le sorgenti hanno mantenuto costante12670079 la loro portata anche in momenti di emergenza idrica, ed è perciò che vanno conosciute, coltivate e tutelate.
Nel paese sono presenti cinque fontane attive, di cui due sono adibite al rifornimento pubblico, per cui chiunque volesse provare i benefici di quest'acqua  è il benvenuto!
TORNA SU oppure per maggiori informazioni sul paese di Vaie clicca QUI.

Informazioni tratte da : giornalino annuale comunale di Vaie


LA SAGRA DEL MARRONE DI VILLAR FOCCHIARDO E SAN GIORIO

Sagra del marrone di Villar Focchiardo 

La sagra villarfocchiardese del Marrone e la Mostra Mercato dei prodotti agricoli, ortofrutticoli, artigianali e commerciali avviene la terza domenica di ottobre.

Gli abitanti e le scuole (primaria e dell’infanzia) del paese si impegnano, ogni anno, in una gara a chi esprime più fantasia e abilità nell’utilizzare i marroni per comporre composizioni per il tradizionale concorso.

Durante i festeggiamenti vengono offerti dalla Pro Loco, le caldarroste ed il vino locale da “Peru e Gepa”in compagnia dei “brusatairo ed i Barbis du Vilè”.

La fiera inizia il giovedì con la pesatura dei marroni e termina la domenica con la possibilità di ammirare e di vendere i prodotti locali,il tutto con la degustazione di specialità gastronomiche valsusine a base di marroni.

Sarà possibile, inoltre, visitare la Certosa di Montebenedetto utilizzando una navetta messa a disposizione , gratuitamente, al pubblico.

Il marrone villarfocchiardese è un prodotto tipico con marchio I.G.P. viene coltivato nella fascia altimetrica che va dai 300 ai 900 metri s.l.m.

Secondo la definizione dell’Associazione Produttori descritta nel Regolamento per l’applicazione del Marchio “Marrone della Valle di Susa”, il prodotto nostrano deve rispondere a determinate caratteristiche quali la pezzatura che per essere considerata medio grossa deve essere di 70-80 frutti per Kg. di prodotto non selezionato per il tipo A e di 81-90 frutti per il tipo B.

Dalle stima fatte sembra che un buon raccoglitore sia in grado di raccogliere da 10 a 20 Kg. all’ora di prodotto che corrisponde ad un quantitativo giornaliero di 130 . 150 Kg. al giorno.

Il prodotto è naturale, poiché esente da trattamenti chimici sia colturali che di conservazione ed è fortemente presente nell’alimentazione di tutta la Valle di Susa, inoltre, è un alimento ricco di vitamine: B(B1 e B2) e PP in grado di stimolare le difese contro il raffreddore, o ancora meglio, di prevenire i malanni di stagione.

E’ raccomandato inoltre per coloro che sono soggetti a varici, emorroidi e ai dispeptici.

Nell’ambito della cosmesi si utilizza per lozioni per prevenire la forfora – impacchi per pelli fragili,delicate e arrossate – infine per riflessante per capelli biondi.

Essendo un frutto fresco si può conservare per una quindicina di giorni in un luogo fresco e aerato oppure nel cassetto della verdura del frigorifero. Per maggiori informazioni sul paese di Villar Focchiardo clicca QUI.

Sagra del marrone – San Giorio di Susa

In occasione della quarta domenica di ottobre a San Giorio di Susa si svolge la Sagra del Marrone e la rievocazione degli Antichi Mestieri e Professioni; il tutto con lo scopo di valorizzare la castagna e di offrire i prodotti agricoli ed artigianali del paese.

La fiera inizia il giovedì con la pesatura di 50 frutti per ogni  produttore e si cimenta in una gara gastronomica di dolci preparati con castagne,in cui vengono premiati il gusto e la composizione.

Durante i festeggiamenti i volontari della Pro Loco distribuiscono vino e caldarroste.

Nello stand gastronomico vengono proposti, ogni sera, prodotti genuini e tipici della tradizione culinarie locale accompagnati da danze. TORNA SU oppure per maggiori informazioni sul paese di San Giorio clicca QUI

Informazioni tratte dal volantino comunale dedicato alla sagra del marrone


I VINI DELLA VAL DI SUSA

La Valle di Susa ha sempre avuto nel commercio una delle sue attività principali e quindi molte erano le locande che accoglievano i viaggiatori e che offrivano loro ospitalità e ristoro, con piatti e vini locali.

La viticoltura è stata introdotta dalle popolazioni celtiche che conoscevano la coltivazione della vite per la produzione di frutta per autoconsumo. Furono però  i Romani ad introdurre tecniche razionali di coltivazione che prevedevano di sorreggere la vite con pali di legno o pietra e farla ramificare su piante od arbusti. La crisi dell’impero romano comportò una parziale riduzione della superficie vitata, ma in epoca medioevale sin ebbe una ripresa della coltivazione, soprattutto grazie alla diffusione del Cristianesimo. I Monasteri, ed in particolare quello di Novalesa, oltre a svolgere la funzione di centri religiosi, furono infatti luogo di studio della natura, delle coltivazioni ed in particolare della vite essendo il vino parte integrante della celebrazione della Santa Messa.

Nel sesto secolo la produzione dell’uva e del vino in valle diventò oggetto di tutela ed incentivazione anche da parte dei Comuni, i quali istituirono regolamenti e leggi a tutela della produzione e della trasformazione.

 Nel ‘700 con lo sviluppo della Città di Torino ci fu un ulteriore incremento nella richiesta di vino. Con la successiva unificazione territoriale sotto il controllo dei Savoia i vini provenienti da Susa e dintorni acquisirono valore e prestigio e quindi furono commercializzati non solo a Torino, ma anche oltralpe.

 Nell’ottocento, l’influenza francese prese  il sopravvento sull’agricoltura locale portando nuove varietà, nuove tecniche di gestione, ma soprattutto una ridistribuzione delle proprietà con la confisca di quelle ecclesiastiche.

 La rivoluzione del mondo viticolo piemontese ebbe però inizio con la diffusione delle fitopatie della vite: l’oidio o mal bianco, la peronospora e soprattutto la fillossera. Molte delle aziende viticole non riuscirono a sopravvivere a queste nuove avversità ed abbandonarono la coltura causando il primo grande abbandono della viticoltura valsusina che proseguì con lo sviluppo industriale del Novecento e la due grandi guerre mondiali. Sopravvissero solo le aree più vocate e più facilmente raggiungibili.

 La conduzione della vite in aree pedemontane richiedeva infatti molte ore di lavoro, aveva scarsa produttività e non permetteva quasi mai la meccanizzazione.

 La rivincita dei vitivinicoltori valsusini è storia recente.

 Vino del Ghiaccio

Con questa iniziativa l'Alta Valle Susa si va ad inserire fra le esclusive aree del mondo dove vengono prodotti i 'Vini del Ghiaccio', ossia Eiswein, come sono conosciuti nel mondo questi vini, secondo la dizione originale in tedesco. Altri nomi usati internazionalmente perdefinire questi vini sono Ice Wine, Icewine, Eiswine e Icewein.
Il 'Vino del Ghiaccio' prende il nome dal particolare procedimento produttivo, il quale prevede una vendemmia estremamente tardiva, con le uve lasciate sul tralcio fino ad inverno inoltrato, a temperature che raggiungono anche i 7 gradi sotto zero, ed i grappoli che sono spesso coperti da un generoso strato di neve durante la vendemmia. In questo modo gli acini subiscono una drastica diminuzione di volume e di peso, provocando una concentrazione degli aromi e trasformazioni enzimatiche uniche. Il risultato è un vino denso, quasi viscoso, dal colore intenso e dalla profumazione ricchissima con sapori del tutto particolari e, in molti casi, totalmente diversi dagli aromi delle uve di provenienza.
Sono poche le aree del mondo le cui condizioni metrologiche e ambientali consentono vendemmie tanto avanzate. Con questo progetto il Piemonte entrerà a far parte di quelle zone vinicole internazionali esclusive che producono Eiswein. Attualmente in Europa questi vini vengono prodotti nella zona del Burgerland austriaco e in Germania, dove i primi esperimenti in questo senso furono tentati verso la fine del Settecento.
L'Avanà, un vitigno autoctono coltivato da tempo immemorabile in Val di Susa, andrà così ad unirsi ai grandi Riesling Seyval Blanc, al Pinot e al Baco Noir canadesi, al Cabernet Franc e al Vidal Blanc, al Muskat Ottonel, Moscato Bianco, Malvasia di Candia e al Priè Blanc di Morgex, oltre naturalmente al Gewurztraminer e Ehrenfelser dell'area austro-tedesca, dove l'Eiswein è originato.
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I vitigni

AVANA’

    Il grappolo a maturità è generalmente medio-grande e allungato, cilindrico oppure piramidale. La maturazione e medio-precoce. L’acino è medio-grande, di forma variabile con la buccia spessa, molto pruinosa, di colore irregolare distribuito blu-nero-violetto

   E’ un vitigno con buona vigoria che si traduce anche nel rigoglioso sviluppo dei germogli anticipati, spesso produttivi.

   Per ottenere una buona fruttificazione è utile eseguire una potatura lunga.

   I grappoli sono poco sensibili agli attacchi della muffa e del marciume, ma è opportuno esporli bene alla luce poiché si possono riscontrare difetti di colorazione soprattutto nella parte distale del grappolo.

    Oggi viene raramente vinificato in purezza, e più frequentemente unito ad altre uve nere locali, come il Becuét, Neretta cuneese e Barbera.

 

BARATUCIAT

   Il grappolo a maturità è medio e medio piccolo, compatto, conico o cilindrico. La maturazione si ha intorno al 25 settembre.

    E’ un’uva bianca ad acino ellettico con la buccia di medio spessore molto pruinosa, di colore verde giallo, dorato a maturità. Gli acini hanno polpa poco consistente, succosa e non colorata.

   E’ un vitigno precoce e vigoroso.

   I positivi risultati delle primi vinificazioni fanno ben sperare per il futuro valsusino del Baratuciat, primo vitigno autoctono bianco del territorio. TORNA SU

  

BECUET 

   Il grappolo a maturità è medio-piccolo, breve, conico o cilindrico con una o due ali. La maturazione è media o medio-precoce. L’acino, piccolo, di netta forma ovoidale ha la buccia di medio spessore, molto pruinosa di colore blu.

   Si tratta di un vitigno fertile e rustico che viene allevato in forme basse, ma le produzioni maggiori si ottengono con la potatura lunga.

   Il vitigno è molto sensibile all’oidio e questa caratteristica ne ha ridotto la coltivazione. In Valle di Susa il Becuét fornisce corpo, struttura e colore all’Avanà, di cui a tutti gli effetti viene considerato un vitigno miglioratore.

   Dal novembre 2002 è entrato nel mondo vinicolo uscendo dalla nicchia dei vitigni delle montagne della vecchia Savoia ed è più produttivo del Barbera e del Dolcetto. Se si riuscirà a farne durare nel tempo il colore e la struttura si produrrà un vino rosso che potrà competere con i “mostri sacri”

 

CARCAIRUN ‘D FRANSA o GAMAY

   Il Gamay presenta un grappolo piccolo o medio-piccolo, mediamente spargolo, con peduncolo corto. L’acino medio-piccolo, appena ellissoidale, ha la buccia di colore blu nero, appena sfumato di viola.

   E’ una curiosità valsusina: com’è noto, il Gamay è il tipico vitigno della zona del Beaujolais, dove è la base per la produzione dei fruttati vini “nouveaux” da macerazione carbonica, ma si coltiva in Francia anche nella Borgogna e in tutta la Valle della Loira, in Svizzera soprattutto intorno a Ginevra e in alcuni paesi dell’ex Yugoslavia. In Italia il Gamay è piuttosto raro, presente quasi esclusivamente in Valle d’Aosta. TORNA SU

 

 

 

GRISA NERA

   Il grappolo a maturazione è grande o molto grande, conico allungato o troncato, talora alato, spargolo. La maturazione è medio-tardiva o tardiva.

   L’acino è medio-grande o grande, ellissoidale con la buccia spessa coperta da abbondante pruina, tale da conferire all’uva, che ha colore blu-nero, una sfumatura grigia (da cui il nome del vitigno).

   E’ una coltura dal vigore elevato, con grande sviluppo dei germogli, che hanno lunghi internodi e calibro eccessivo negli ambienti colturali più fertili. Il grande vigore influisce negativamente sulla fertilità, che in tal caso è modesta e sempre ridotta a livello delle gemme basali. Il grappolo grande e il sapore gradevole facevano un tempo apprezzare quest’uva per la mensa, ed era questa la principale destinazione della Grisa.

   Oggi viene  vinificata congiuntamente all’uva di altri vitigni locali di pari maturazione come Neretta cuneese e Barbera.

 

GRISA ROUSA

   Il grappolo a maturità è grande, talora molto grande, piramidale alato, un po’ allungato, compatto. Matura in genere nella terza decade di settembre.

   L’acino è di media grandezza, sferoidale o lievemente appiattito con la buccia di medio spessore, debolmente pruinosa, di bel colore rosa carico appena sfumato di rosa. La polpa è consistente, se non proprio croccante, gradevole al palato.

   E’ un vitigno dal vigore moderato, ma dalla elevata produttività, soprattutto per la rilevante dimensione dei grappoli, più che per la feritilità.

   L’uva, per aspetto particolarmente attraente nella forma e nel colore e per il valore organolettico, si de considerare più da mensa che da vinificare.

   Oggi se ne ottiene un vino bianco o debolmente rosato, dalla bassa gradazione alcolica, esclusivamente destinato all’autoconsumo. TORNA SU

 VINI CARATTERISTICI DEL TERRITORIO

 Il vino Valsusa DOC è generalmente intenso, caratteristico, vinoso, con evidenti note fruttate; il sapore è asciutto, armonico, acidulo, moderatamente tannico, talvolta con lieve sentore di legno.

 AVANA’ in PUREZZA

 Vinificando le uve provenienti da questo antico vitigno autoctono, introvabile in altre zone, si ottiene un vino rosso rubino chiaro, che vira presto all’arancio, dal profumo fresco di fiori e frutta, di media struttura con retrogusto che ricorda la mandorla selvatica.

 Si tratta di un vino di pronta beva non adatto all’invecchiamento.

 

AVANA’ e BARBERA

I due vitigni in abbinamento danno generalmente un vino di colore rosso rubino intenso, con caratteristici riflessi violacei; il profumo è pieno, avvolgente, ricco di sensazioni fruttate e vanigliate. Il sapore è aromatico e vellutato.

Vino da tutto pasto trova però la sua massima espressione con secondo a base di selvaggina o di carni rosse. Ottimo anche in abbinamento ai formaggi di montagna. Va servito in calici ad una temperatura tra i 18-20°C. TORNA SU

 AVANA’ e BACUE’T

Il vino è di colore rosso rubino intenso con riflessi violacei molto intensi. Profumo intenso e molto complesso con un finale etereo, con sentori che ricordano la violetta e la marasca.

Il sapore è di grande struttura e pienezza con notevole intensità gustativa che permette di abbinarlo ai più importanti piatti della cucina valsusina. Và servito a 18°C.

BARBERA in PUREZZA

Vino di colore rosso intenso, granato, dall’intenso profumo, con note fruttate che si armonizzano con sentori floreali e speziati

Il sapore è intenso persistente e ricco. E’ indicato con piatti di carne rossa, selvaggina, formaggi maturi.

DOLCETTO in PUREZZA

E’ un Dolcetto di montagna dal carattere fresco e dal sapore morbido ed avvolgente.

Il colore è rosso intenso, granata, il profumo fruttato ed intenso, il sapore intenso e deciso.

E’ un vino da tutto pasto da abbinare in particolare ad antipasti e primi piatti. Va servito ad una temperatura di 18°C. TORNA SU

 MELE

La coltivazione è ancora diffusa praticamente in tutti i comuni della media e bassa valle, nella fascia tra i 400 e i 900 metri, con specifico riguardo alla varietà: Susina e Giacchetta, sono le più tipiche della media valle, Carpendo, delle zone altimetriche maggiori.

Le piante di melo, innestate su franco e perciò molto grandi e longeve, sono la caratteristica peculiare del paesaggio agricolo di molte zone della valle; esse non intralciano il pascolamento e la conduzione dei prati, dando nel contempo una produzione a basso costo, anche spesso soggetta all’alternanza, un anno di abbondanza ed un anno di magra. Alcune zone come la piana di Gravere, la zona di Mattie ed il Comune di Caprie si specializzarono nel tempio nella coltura, essendo zone più vocate, ma nel dopoguerra la coltura si è progressivamente ridotta ad alcune varietà rischiano ormasi l’estinzione.

 

CANTIN

   La pianta ha una vigoria medio-scarsa, fiorisce nella prima decade di aprile e matura nella seconda di ottobre con una produzione discreta. I frutti sono di piccola pezzatura, appiattiti e simmetrici, verdi con sovracolore rosso vinoso mediamente esteso e con grosse lenticelle aureolate.

 SUSINA

   La pianta ha media vigoria, fiorisce nella prima decade di aprile e matura precocemente nella seconda di settembre. La produttività è medio-scarsa e i frutti sono medio-piccoli, appiattiti, simmetrici con profilo circolare. La buccia è liscia e cerosa con colore di fondo verde e sovracolore rosso brillante abbastanza esteso. TORNA SU

 

GIACHETTA

   La pianta ha vigoria scarsa, portamento assurgente e fioritura precoce, prima decade di aprile. La maturazione avviene nella terza decade di settembre. La produttività è media e i frutti sono simmetrici, di forma appiattita, di pezzatura medio-piccola con colore di fondo verde, sovracolore aranciato poco esteso e una rugginosità lenticellare mediamente diffusa

 

 

CARPENDU’

   La pianta ha vigoria medio-elevata, con fioritura nella prima decade di aprile e maturazione nella seconda di settembre, ma la produttività è scarsa. I frutti hanno forma tronco conica breve, simmetrica e sono di pezzatura medio grossa. La buccia è liscia con rugginosità abbondante nella cavità peduncolare; il colore di fondo è giallo verde talvolta con un leggero sovracolore aranciato. TORNA SU

 

Testi e foto tratti da:
Prodotti della Valle di Susa. Comunità montana bassa valle di Susa e Cenischia.

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La proprietà di testi e immagini è indicata di caso in caso. Realizzazione a cura degli allievi del Corso Multimediale del CTP per l'anno 2007/2008.
Data ultima pubblicazione: aprile 2008